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Quaresima nel Carcere di Poggioreale

 

Quaresima come "deserto"

Tempo di Quaresima, tempo di penitenza, tempo di sacrificio. La Quaresima è il tempo in cui i cristiani si preparano, vincendo le seduzioni del peccato, al trionfo della Resurrezione.

Il “deserto” è la categoria biblica che più rende l’idea del distacco dal “terreno” per ascendere al “divino”. Dio conduce il popolo d’Israele nel deserto perché impari nel distacco da tutto a confidare solo in Lui. (Es. 15,22 ss) . Lo Spirito Santo conduce Gesù nel deserto all’inizio della sua missione perché vinca la tentazione diabolica di un “messianismo terreno”. (Lc. c. 4,1ss)

E’ facile per me, in quanto cappellano del Carcere di Poggioreale, di collegare il tema del “deserto” alla situazione nella quale vivono i cittadini detenuti nel Carcere, e anche lo stesso comma terzo dell’articolo 27 della Costituzione che incoraggia quest’accostamento quando dice a proposito dei cittadini detenuti: “La pena non deve essere contraria al senso d’umanità e deve servire per la riabilitazione del cittadino detenuto”.

 

Il Carcere di Poggioreale come "inferno"

Bisogna purtroppo riconoscere che quando si parla de Carcere di Poggioreale la metafora dell’inferno e non quella del deserto è la più ricorrente. Questo nonostante l’impegno lodevole profuso dalla Direzione del Carcere che davvero non ha nessuna colpa. Ricordo che all’indomani della visita del ministro Castelli nel Carcere, i Mass Media riportavano a caratteri cubitali la promessa fatta dal Ministro : “L’inferno di Poggioreale finirà”…come sarebbe più “sicuro” per tutta la società civile se il carcere diventasse più “deserto” (= Creare le condizioni per un vero incontro con Dio che libera dal peccato, e meno “Inferno” (lo stagnarsi di condizioni che peggiorano l’orientamento negativo delle persone). A questo punto è doveroso rispondere a questa domanda: cosa significa la metafora “Inferno” applicata al carcere di Poggioreale?

Gli avvocati penalisti di Napoli nel Libro “ Il carcere dimenticato” tra l’altro così si esprimono:

       “La mancanza di spazi sufficienti, una sola ora d’aria la mattina ed una di pomeriggio, la vita comune in stanze anguste per il numero di occupanti, i servizi igienici precari condivisi con un numero elevato di persone, a ridotta possibilità di usufruire di docce, costituiscono un grave pregiudizio per la salute.

-         I detenuti costretti per l’intera giornata nelle celle, o comunque in spazi angusti, assumono con il passar del tempo abitudini da animali in gabbie. Passeggiano velocemente, si voltano automaticamente e riprendono a camminare, tutto ciò in un brevissimo arco temporale.

-         La visita medica è effettuata al momento dell’ingresso. Successivamente ogni qual volta sia ritenuta necessaria dal sanitario o richiesta dal detenuto. Manca una frequenza di visite sanitarie di controllo. In pratica, dopo il controllo iniziale, s’interviene solo per necessità.

-         Dal punto di vista igienico-sanitario va poi rilevato che riteniamo difficile garantire un sufficiente grado d’igiene e la non-nocività dei cibi, se gli stessi sono conservati e cucinati in un unico ambiente dove convivono, conservati per un’intera giornata, anche sedici persone. Se nello stesso luogo vi è poi un unico servizio igienico, che servirà per i bisogni corporali, per lavare il corpo e necessariamente anche le stoviglie.

-         Abbrutimento del corpo e della mente. Nelle condizioni in cui “sopravvive” Poggioreale la TV color, che è posta in ogni stanza, rappresenta l’unico reale mezzo che possa giungere davvero ad ogni recluso. Il detenuto non vuole e non può sottrarsi all’ordinaria programmazione che contribuisce, soprattutto perché mancano indicazioni al riguardo, a reprimere qualsiasi pur larvata possibilità di un minimo recupero. (Avvocati penalisti di Napoli : “Il Carcere dimenticato” , edito dalla Camera Penale di Napoli, Luglio 2000)

Nel discorso di apertura dell’anno giudiziario 2004 lo scorso gennaio, il Procuratore Generale Favara tra le tante cose ha dovuto riconoscere che, che le celle sono sovraffollate come un anno fa. A fine giugno 2003 i detenuti erano 56.403 (lieve aumento rispetto ai 56.277 del giugno 2002). Tuttavia viene segnalato “almeno un aspetto positivo” : la riduzione del numero dei detenuti in custodia cautelare rispetto a chi sconta una pena definitiva.  Quindi come recita la Bibbia nel Libro del Siracide: “Nulla di nuovo sotto il sole”.  E le domande cruciali restano: cosa giova di più per la sicurezza della società civile: la certezza della pena? ( assicurarsi che gli autori del reato scontino la pena proporzionata al reato commesso) o la certezza del recupero? ( assicurarsi che una volta usciti gli autori del reato s’inseriscano nel tessuto vivo della società civile) E’ più vantaggioso per la società civile investire nella repressione (condannare gli autori del reato) o nella prevenzione? ( impedire che i reati avvengono).

 

II compito del Cappellano

Il compito del Cappellano all’interno del Carcere è dare il suo contributo affinché il Carcere diventi sempre più deserto e meno inferno. Per fare questo il Cappellano ha a sua disposizione l’”Arma” del…Vangelo! Annunciare la Buona Novella di Gesù Cristo Figlio di Dio nei padiglioni di Massima Sicurezza del Carcere di Poggioreale non è semplice, ma quello che succede durante gli incontri di catechesi è, a volte, davvero incredibile.Quello che potreste vedere in quegli incontri è un gruppo di otto cittadini detenuti che cercano di fare silenzio, di raccogliersi, e finalmente, dopo aver affidato la loro vita e le loro problematiche a Dio, concentrarsi sul Vangelo

Il risultato?

 

-         Un detenuto una volta mi disse: sa Padre se avessi compreso prima della buona notizia di Gesù Cristo e della vita eterna forse non avrei mai commesso reati..

-         Un altro confessò: Ero solito bestemmiare molto ma da quando ho incontrato Gesù Cristo non bestemmio più.

-         Padre, mi disse un detenuto alla presenza di tutti gli altri compagni, lei deve sapere che per quanto possa sembrare paradossale in sette mesi, cioè da quando sto in carcere, con l’aiuto di Dio, ho fatto di più per la mia anima, di quanto abbia fatto in tutta la mia vita fuori di qui.

-         L’affermazione più grande è stata fatta da un cittadino detenuto quando ha detto: dopo aver conosciuto Gesù Cristo, credo che si possa cambiare vita!

 

Come potremmo dunque dubitare del potere che Dio ha di trasformare I cuori degli uomini?

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Don Bruno Oliviero