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Scoprire il volto di Cristo in ogni detenuto

Discorso di S.E. Nasrallah Pietro Card. Sfeir, Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente

(traduzione dall’originale in lingua francese curata dalla Segreteria dell’ICCPPC)

 

Prima di tutto, ringrazio i responsabili di questo Convegno mondiale di avermi invitato a parteciparne. Questo Convegno ha per tema: “Scoprire il volto di Cristo in ogni prigioniero”. Inoltre mi hanno chiesto di parlare:

-          Della situazione della Pastorale Cattolica nelle Prigioni delle nostre regioni.

-          Del ruolo del Libano in rapporto all’aiuto, e sostegno per gli altri paesi della regione.

-          Del ruolo della Commissione Internazionale della Pastorale Cattolica delle prigioni.

-          Del destino dei detenuti nei paesi della regione.

 

Anzitutto, bisogna cerare di scoprire, in ogni prigioniero, il volto di Cristo. Da momento che Cristo è venuto ad assumere i nostri dolori, come l’ha espresso il libro ispirato del Profeta Isaia: (53,2-4) “Non aveva figura né splendore per attirare i nostri sguardi, né prestanza, si da poterlo apprezzare. Disprezzato, ripudiato dagli uomini, uomo dei dolori, conoscitore della sofferenza, simile a uno davanti al quale ci si copre la faccia disprezzato sicché non ne facemmo alcun caso. Eppure, egli portò le nostre infermità e si addossò i nostri dolori”. Cristo ha accettato di essere umiliato, flagellato e elevato sulla Croce come un bandito di gran cammino. Si è fatto uomo, con tutta la debolezza inerente allo stato di tutto uomo, eccetto il peccato.

Ogni detenuto lascia vedere da un lato, per così dire, del volto di Cristo. Questo volto doloroso, coperto di ferite e sangue, e anzitutto privato di libertà. Esso è il caso di ogni detenuto, privato di libertà, ferito nella sua dignità e nel suo onore, privato di rispetto. Il Libano nostro paese ha conosciuto un bon numero di detenuti libanesi fuori delle frontiere. Ci sono quelli che lo sono attualmente. Altri vicini a noi, li hanno fatto subire la stessa sorte.

Certo, Gesú ci ricorda questa verità. Ha preso su di lui tutte le miserie. Nessun uomo sulla terra ha dovuto sopportare le sofferenze e le umiliazioni alle quali Gesú è stato sottomesso. Esso è il mistero della Redenzione.

In uno stato democratico e giusto, nessun detenuto può esserlo senza essere giudicato e condannato per ragione grave. Lo è per tanto per aver commesso un crimine o infranto un ordine. Ma, per Cristo misericordioso, non c’+ un peccato che non sia imperdonabile eccetto la bestemmia contro lo Spirito Santo. In Matteo 18,21 Gesú rispondendo a Pietro dice che bisogna perdonare 70 volte 7, cioè all’infinito. Cristo sarà in agonia fino alla fine dei tempi, diceva Pascal, e lo sarà in tutti quelli che soffrono di ingiustizia, di miseria, d’intolleranza, di fame e di umiliazione. I detenuti, soprattutto ingiustamente, ci ricordano questa verità amara e dura.

 

1-    Il caso del Libano

 

Nel Libano ci sono 21 prigioni, con 5700 prigionieri (secondo le statistiche del 26-8-07). Questi ultimi mesi, si stanno per aggiungere gli ultimi combattenti di “Fateh al Islam” dei quali il numero è evoluto a una centinaia di quasi tutte le nazionalità arabe. Loro avevano l’intenzione di trasformare il Libano in un emirato, un principato vicino a Tripoli al nord del Libano. E sono sostenuti, dicono, dalla Siria e l’Iran che forniscono loro le armi e i soldi.

La situazione della Pastorale Cattolica nelle Prigioni della regione non è certo la stessa dappertutto. Mi limito a parlare del Libano, della Siria e della Giordania, secondo i rapporti che mi sono pervenuti.

 

2-    La situazione pastorale nel Libano

 

Il servizio del cappellano nelle prigioni nel Libano è attiva. Si ispira a ciò che il Signore aveva detto: “Ero in prigione e siete venuti a trovarmi”. Si organizzano dei servizi umanitari di tutti i tipi:

-          Religiosi : Si assicura la Santa Messa, una ora di adorazione del Santissimo Sacramento. Delle preghiere liturgiche la Domenica e i giorni festivi. E si assicurano le confessioni e le esortazioni spirituali.

-          Spirituali: assicurano le preghiere liturgiche la Domenica e i giorni festivi

-          Sociali ed Umanitari: distribuzione di acqua, di alimentari, dei vestiti, materassi e dei coperti e altri oggetti.

-          Giuridici: aiuto ai prigionieri scegliendo loro degli avvocati per seguire le loro pratiche giuridiche.

-          Medicali e Sanitari: medicamenti ai prigionieri, consultazioni mediche e sevizi sociali particolarmente a coloro che soffrono delle malattie mentali e psichiche. 

Inoltre, delle conferenze sono presentate agli alunni delle scuole cattoliche con il fine di prevenire i crimini e accompagnare loro nelle visite alle prigioni. Sono anche preparati ogni tanto delle cerimonie per la fine degli studi musicali e si organizza ogni anno una settimana sociale per i prigionieri e delle sessioni dei primi soccorsi e dei programmi radio e televisione avendo come scopo l’educazione e il rilassamento.

 

  

  3 -  Emorragia dei Cristiani

 

La situazione tragica in Palestina, la guerra in Irak, e l’insicurezza che prevale in tutta la regione, tutto ciò ha fatto sì che i cittadini cristiani del Libano e particolarmente i cattolici della di quei paesi diminuiscono. La tendenza è quella di lasciare i paesi arabi dove i loro antenati si erano istallati da secoli.

Tuttavia i libanesi, cristiani e musulmani, per mancanza di lavoro nel loro paese, si trovano costretti, questi ultimi tempi, ad andarlo a trovare nei paesi arabi attigui. Il loro numero cresce per così dire, a vista d’occhio. Così nel Qatar, quattro o cinque mesi fa, i Libanesi erano circa cinquemila. Attualmente sono circa trentamila. Durante gli ultimi trenta anni, particolarmente perturbati, circa unmilione di Libanesi, musulmani e cristiani, hanno emigrato, sia in Australia, sia negli Stati Uniti d’America o in Canada.

E’ una emorragia quasi continua, per un paese di diecimila chilometri  quadrati e di meno di quattro milioni di abitanti.

 

    4- La situazione pastorale in Giordania

 

In Giordania, sembra che ci sono le Chiese Evangeliche che si occupano delle prigioni: Gli Evangelici liberi, l’Assemblea di Dio, I Battisti, Il Nazareno e l’Alleanza che sono uniti e che sono volontari. Alcuni membri di queste Chiese visitano i prigionieri per parlare con loro di Gesú, per pregare con loro, procurare loro la Bibbia, aiutare le loro famiglie nei loro bisogni, e fornire loro delle medicine e assicurare, economicamente, la scolarizzazione dei loro figli.

 

    I a) La situazione pastorale a Alepo in Siria

 

Dal 1979 è il club cattolico che si occupa dei prigionieri. Li visitano ogni quindici giorni, soprattutto in occasione delle feste. I Padri salesiani, prestano soccorso ai giovani del club. A Natale e a Pasqua, si celebra la Santa Messa in Prigione, e si distribuiscono dei vangeli ai detenuti.

 

   b) La situazione pastorale a Damasco in Siria

 

Dal 1980 le Suore del Buon Pastore si occupano dei prigionieri e dei minori nella prigione di Douma una volta la settimana.

E ricevono nella loro casa le donne e i minori in difficoltà e distribuiscono dei vestiti, materassi, generi alimentari e altre cose. Assicurano l’assistenza giuridica e organizzano la Santa messa nelle Feste.

 

    II - Il ruolo del Libano in rapporto al sostegno dato agli altri paesi della regione

 

Il Libano cerca di essere utile agli altri paesi della regione. Il Servizio Generale di Cappellano nelle prigioni del Libano è quasi sempre in contatto con i servizi delle prigioni della regione. Questi ultimi scambiano spesso le loro esperienze e condividono la loro abilità.

Certo i Libanesi non possono superare la competenza dei loro partner. Ma fanno tutto il possibile per aiutarli. Ogni tanto i Cappellani delle prigioni libanesi, visitano i loro colleghi musulmani nelle prigioni siriane e giordane. No si sa cosa succede nelle prigioni saudite o Irakene. Tuttavia sappiamo che ci sono degli Sceik musulmani che  visitano ogni tanto le prigioni libanesi e di altri paesi arabi.

 

    III - Il ruolo della Commissione Internazionale della Pastorale Cattolica nelle Prigioni

Il servizio Generale dei Cappellani  delle Prigioni nel Libano segue le direttive della Commissione Internazionale. Dei membri di questo servizio partecipano alle riunioni alle quali sono invitati per “Prison Fellowship International”. Recentemente sono stati al Convegno svoltosi in Canada. E cercano di applicare le direttive di questa Commissione.

 

    IV - Del Destino dei detenuti nei paesi della regione

 

I prigionieri della regione sono ordinariamente in una situazione poco comoda. Subiscono tutti lo stesso destino qualunque sia la loro nazionalità e la loro religione. Dei prigionieri libanesi sono ristretti in Siria da anni; e nessuno riceve più notizie da loro. Nonostante le domande e le petizioni indirizzate alle autorità locali e alle Nazioni Unite.

Il Libano è ancora più tollerante degli altri paesi  nei confronti dei prigionieri. Il Padre Cappellano e i suoi collaboratori assolvono liberamente la loro missione. Le Autorità responsabili delle carceri tengono, generalmente, in conto le osservazioni fatte dei Cappellani.

 

Ringrazio, ancora una volta, i responsabili di questo Convegno e tutti voi della vostra attenzione.